sul benessere psicofisico

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BENESSERE PSICOLOGICO E DISINFORMAZIONE SCIENTIFICA

Come pseudoscienze e “fake news” possono influenzare la salute emotiva

Da tempo le scienze umane si confrontano circa la possibilità che le varie epoche storiche siano caratterizzate da specifici elementi sociali e culturali in grado di incidere direttamente e in modo peculiare sul benessere psicofisico della popolazione.

Con la diffusione di una tecnologia come Internet, in grado di consentire la comunicazione “di tutto da parte di tutti” in tempo reale (specialmente dopo la diffusione degli smartphone e dei social network) l’epoca contemporanea è sempre più caratterizzata dalle conseguenze psicologiche della “disinformazione scientifica” e della cosiddetta “post-Verità”.

Diventa quindi rilevante comprendere non solo l’origine psicologica e sociologica di fenomeni come la dilagante diffusione di credenze derivanti da pseudoscienze (o di vere e proprie “fake news”) ma, soprattutto, la portata dell’impatto che tali fenomeni generano sul benessere psicologico, nonché quali tipi di condotte possano aiutarci a difenderci da tali effetti.

Infatti, oltre alle ormai evidenti conseguenze di larga scala sulla salute pubblica, o sull’effetto “a valanga” a livello informativo che queste tendenze “virali” possono generare online, esiste verosimilmente un impatto sul panorama emotivo del singolo individuo che venga sistematicamente contatto con questo tipo di informazioni.

Essendo queste, per la maggior parte, informazioni connesse a tematiche che il cervello umano considera prioritarie (e come tali impossibili da ignorare) quali la “Sicurezza” o la “Verità”, l’utente è esposto a una perturbazione che - soprattutto in caso di pregressa fragilità emotiva - può contribuire a peggiorare vissuti e sintomatologie legate a emozioni quali ansia, rabbia o tristezza.

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Ma gli effetti sull’internauta “inconsapevole” non si esauriscono al panorama emotivo: sono altresì stati individuate alcune “distorsioni cognitive” conseguenti a tali esposizioni, quali false memorie, confusione fra realtà e fantasia, dubbi riguardo alla propria capacità di comprendere le news stesse, oltre al cosiddetto “illusory truth effect” (la tendenza a dare per certo qualcosa che si è letto più volte, solo per il fatto che lo si è incontrato ripetutamente durante la propria navigazione).

In tale aumentata consapevolezza della portata psicologica dei suddetti effetti, la società contemporanea necessita quindi di misure per contrastare queste tendenze.

La crescente attenzione verso metodi “tecnologici” (quali algoritmi di intelligenza artificiale) impiegabili contro la diffusione delle fake news mostrata recentemente dai più noti social network e motori di ricerca online non può però essere sufficiente come unica barriera.

E’ necessario che il singolo individuo aumenti la consapevolezza del proprio funzionamento cognitivo ed emotivo di fronte a questo fenomeno, per potersi “allenare” a contrastare la tendenza a reagire in modo acritico rispetto alle informazioni con cui viene a contatto.

Ma, soprattutto, è necessario diffondere la cultura dell’affidabilità delle fonti, di modo che qualsiasi interesse rispetto al proprio funzionamento psicofisico sia supportato da informazioni, dati e concetti derivanti esclusivamente da studi empiricamente fondati, metodologicamente affidabili e in generale i cui risultati costituiscano l’attuale consensus della comunità scientifica accademica internazionale.

RIFERIMENTI:
https://www.stateofmind.it/2019/04/fake-news-attenzione/

https://www.pnas.org/content/116/16/7662#sec-1

https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0010027719302276

https://www.psychologytoday.com/us/blog/your-future-self/201911/fake-news-and-the-illusory-truth-effect

https://journals.sagepub.com/doi/full/10.1177/2372732218785193

https://www.psycom.net/iwar.1.html

BENESSERE PSICOLOGICO E DISINFORMAZIONE SCIENTIFICA

Come pseudoscienze e “fake news” possono influenzare la salute emotiva

Da tempo le scienze umane si confrontano circa la possibilità che le varie epoche storiche siano caratterizzate da specifici elementi sociali e culturali in grado di incidere direttamente e in modo peculiare sul benessere psicofisico della popolazione.

Con la diffusione di una tecnologia come Internet, in grado di consentire la comunicazione “di tutto da parte di tutti” in tempo reale (specialmente dopo la diffusione degli smartphone e dei social network) l’epoca contemporanea è sempre più caratterizzata dalle conseguenze psicologiche della “disinformazione scientifica” e della cosiddetta “post-Verità”.

Diventa quindi rilevante comprendere non solo l’origine psicologica e sociologica di fenomeni come la dilagante diffusione di credenze derivanti da pseudoscienze (o di vere e proprie “fake news”) ma, soprattutto, la portata dell’impatto che tali fenomeni generano sul benessere psicologico, nonché quali tipi di condotte possano aiutarci a difenderci da tali effetti.

Infatti, oltre alle ormai evidenti conseguenze di larga scala sulla salute pubblica, o sull’effetto “a valanga” a livello informativo che queste tendenze “virali” possono generare online, esiste verosimilmente un impatto sul panorama emotivo del singolo individuo che venga sistematicamente contatto con questo tipo di informazioni.

Essendo queste, per la maggior parte, informazioni connesse a tematiche che il cervello umano considera prioritarie (e come tali impossibili da ignorare) quali la “Sicurezza” o la “Verità”, l’utente è esposto a una perturbazione che - soprattutto in caso di pregressa fragilità emotiva - può contribuire a peggiorare vissuti e sintomatologie legate a emozioni quali ansia, rabbia o tristezza.

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In tale aumentata consapevolezza della portata psicologica dei suddetti effetti, la società contemporanea necessita quindi di misure per contrastare queste tendenze.

La crescente attenzione verso metodi “tecnologici” (quali algoritmi di intelligenza artificiale) impiegabili contro la diffusione delle fake news mostrata recentemente dai più noti social network e motori di ricerca online non può però essere sufficiente come unica barriera.

E’ necessario che il singolo individuo aumenti la consapevolezza del proprio funzionamento cognitivo ed emotivo di fronte a questo fenomeno, per potersi “allenare” a contrastare la tendenza a reagire in modo acritico rispetto alle informazioni con cui viene a contatto.

Ma, soprattutto, è necessario diffondere la cultura dell’affidabilità delle fonti, di modo che qualsiasi interesse rispetto al proprio funzionamento psicofisico sia supportato da informazioni, dati e concetti derivanti esclusivamente da studi empiricamente fondati, metodologicamente affidabili e in generale i cui risultati costituiscano l’attuale consensus della comunità scientifica accademica internazionale.

RIFERIMENTI:
https://www.stateofmind.it/2019/04/fake-news-attenzione/

https://www.pnas.org/content/116/16/7662#sec-1

https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0010027719302276

https://www.psychologytoday.com/us/blog/your-future-self/201911/fake-news-and-the-illusory-truth-effect

https://journals.sagepub.com/doi/full/10.1177/2372732218785193

https://www.psycom.net/iwar.1.html

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